Commerciale e societario || La responsabilità amministrativa da reato

Con la sentenza del 24 maggio 2021, n. 1056/2021, il Tribunale di Ravenna esclude l’applicabilità del decreto legislativo 8 giugno 2011, n. 231, alle imprese individuali.

Ciò sulla scorta del ragionamento secondo cui nell’impresa individuale, imprenditore e attività svolta coincidono e non ricorre, pertanto, quella duplicità di centri di imputazione necessaria ai fini dell’applicazione del decreto richiamato. «Dunque, stante l’assenza di una tale scissione soggettiva tra persona fisica e soggetto meta-individuale, con l’applicazione all’impresa individuale del d.lgs. 231/2001 si finirebbe per dar luogo ad una doppia punizione del medesimo soggetto per il medesimo fatto, con violazione del principio del ne bis in idem sostanziale: la persona fisica, difatti, sarebbe punito quale autore materiale del reato e quale titolare dell’impresa che con lui, al fine, si immedesima».

Precisa ancóra il Giudice monocratico, che la ratio del decreto legislativo n. 231/2001 è quella di sanzionare quei soggetti collettivi che siano colpevolmente disorganizzati reprimendo, quindi, tutte quelle situazioni riconducibili alla c.d. colpa di organizzazione. Proprio tale eventuale caratteristica negativa, infatti, diventa terreno fertile per prassi illecite tipiche delle organizzazioni complesse, caratterizzate dalla moltiplicazione dei centri decisionali. 

In conclusione, quindi, non è ravvisabile alcuna colpa di organizzazione nell’ambito dell’impresa individuale, in ragione di una sostanziale coincidenza tra persona fisica e attività imprenditoriale esplicata e caratterizzata, pertanto, da un unico centro decisionale.

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Appalti || La valutazione di affidabilità dell’operatore economico

Con la sentenza n. 4201, del 1° giugno 2021, la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha specificato le modalità attraverso cui effettuare una corretta valutazione dei requisiti dell’operatore economico partecipante a una gara, ai fini della determinazione della sua affidabilità, in materia di appalti pubblici.

In particolar modo, ha specificato che «un provvedimento di risoluzione per inadempimento di un precedente contratto d’appalto può fondare una valutazione di inaffidabilità dell’operatore per un periodo che non superi il triennio. Il triennio decorrerà dal momento dell’adozione del provvedimento di risoluzione, ovvero, se contestato in giudizio, dalla data di passaggio in giudicato della sentenza che ha definito la causa».

Nella sentenza, i giudici di Palazzo Spada hanno precisato, altresì, che nel tempo occorrente alla definizione del giudizio, la stazione appaltante deve tenere conto – ai fini della propria valutazione circa la sussistenza del presupposto per escludere dalla procedura l’operatore economico – anche dell’eventuale contestazione in giudizio, o meno, della risoluzione.

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Bancario || Responsabilità precontrattuale della banca

La Corte d’Appello di Venezia, con la sentenza n. 1640 del 2021, ha ribadito – in via preliminare e aderendo a un ormai consolidato formante giurisprudenziale e dottrinale – che la regola di cui all’art. 1337 c.c. non si riferisce alla sola ipotesi di rottura ingiustificata delle trattative antecedenti alla stipula del contratto, bensì – avendo valore di clausola generale – a tutte le ipotesi in cui la condotta di uno dei potenziali contraenti si traduca in un comportamento privo dell’ordinaria diligenza, tale da indurre la parte a fare ragionevole affidamento nella conclusione di un contratto a determinate condizioni.

In quest’ottica, risulta integrata responsabilità precontrattuale della banca che, sulla base della documentazione fornita al cliente prima della stipula di un contratto di finanziamento, comunichi determinate condizioni economiche, salvo poi modificarle – in peius – nell’imminenza della conclusione del contratto.

Sussiste, pertanto, il diritto del cliente al risarcimento del danno derivante dalle rinunce a stipulare un altro contratto a condizioni più vantaggiose, quando ciò derivi in via diretta e immediata dal legittimo affidamento nella conclusione – a determinate condizioni – del finanziamento contestato.

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Diritto bancario || Nullità fideiussioni c.d. ABI

Anche per la Corte d’Appello di Roma (24 maggio 2021) è nullo il contratto di fideiussione che contenga clausole violative del divieto di intese anti-concorrenziali ex art. 2, l. n. 287 del 1990.

Non può ipotizzarsi, infatti, l’applicazione del principio di conservazione del contratto, applicando la nullità parziale di cui all’art. 1419 c.c., in quanto la gravità delle violazioni – che incidono sulla posizione del garante, aggravandola – in forza del valore costituzionale della solidarietà (art. 2 Cost.), che permea tutto l’impianto dei rapporti privatistici, dalla fase pre-contrattuale (art. 1137 c.c.) a quella esecutiva (artt. 1175, 1375 c.c.), richiede che sia sanzionato l’intero atto risultante dall’agire del responsabile di tali violazioni. 

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Privacy || Divulgazione dati personali

La Corte di cassazione, con la pronuncia n. 11020 del 2021, ha ribadito il principio secondo cui il danno non patrimoniale risarcibile, ai sensi del dell’art. 14 del d.lgs. n. 196 del 2003 (codice della privacy), pur determinato da una lesione del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali tutelato dagli artt. 2 e 21 Cost., e dall’art. 8 della CEDU, non si sottrae alla verifica della “gravità della lesione” e della “serietà del danno”, in quanto anche per tale diritto opera il bilanciamento con il principio di solidarietà ex art. 2 Cost., da cui deriva (come intrinseco precipitato) quello di tolleranza della lesione minima è, sicché determina una lesione ingiustificabile del diritto non la mera violazione delle prescrizioni relative alle modalità del trattamento, ma solo quella che ne offenda in modo sensibile la sua portata effettiva, restando comunque il relativo accertamento di fatto rimesso al giudice di merito.

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Diritto assicurativo || Gli eredi beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11421 del 30 aprile 2021, hanno sciolto l’esistente contrasto giurisprudenziale, con l’enunciazione dei seguenti principi di diritto:

“La designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in una delle forme previste dell’art. 1920 c.c., comma 2, comporta l’acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione da parte di coloro che, al momento della morte del contraente, rivestano tale qualità in forza del titolo della astratta delazione indicata all’assicuratore per individuare i creditori della prestazione.

La designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in difetto di una inequivoca volontà del contraente in senso diverso, non comporta la ripartizione dell’indennizzo tra gli aventi diritto secondo le proporzioni della successione ereditaria, spettando a ciascuno dei creditori, in forza della eadem causa obligandi, una quota uguale dell’indennizzo assicurativo.

Allorché uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultimo.”

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EVENTI || Nuove relazioni familiari e nuovi beni come fattori di cambiamento del diritto delle successioni

Il nostro partner, avv. Francesco La Fata, venerdì 28 maggio 2021, parteciperà a un interessante seminario su “Nuove relazioni familiari e nuovi beni come fattori di cambiamento del diritto delle successioni”.

Francesco discuterà di “Nuovi assets finanziari e successioni”, occupandosi in particolare di prodotti d’investimento assicurativi e delle ricadute concrete in termini successori qualora questi si rinvengano nel patrimonio del de cuius all’apertura della successione. Ormai da anni, infatti, l’avv. La Fata si occupa di tematiche vertenti il diritto delle assicurazioni.

Il seminario conclusivo del corso di Diritto di Famiglia e delle Successioni 2020/2021 (docenti Sara Landini e Marco Rizzuti) si inserisce nelle attività del modulo Jean Monnet PI_IS.

Destinatari dell’evento sono sia gli studenti del corso sia i professionisti legali interessati. Lo scopo del seminario è mettere in evidenza, attraverso una pluralità di interventi in una prospettiva interdisciplinare ed internazionale, come il diritto delle successioni stia rispondendo a sfide che nascono, da una parte, dalla trasformazione e pluralizzazione dei rapporti familiari e, dall’altra, dall’emergere della rilevanza di nuove categorie di beni in relazione agli sviluppi della tecnologia e della realtà economica.


Assicurativo || Il diritto di rivalsa dell’assicuratore

Con recentissima decisione, la n. 12900/2021, la Suprema Corte ha affrontato il tema dei rapporti tra guida in stato di ebrezza e diritto di rivalsa per l’assicuratore che si è visto costretto a risarcire il danneggiato, tema spesso oggetto di contenzioso tra assicuratori ed assicurati.

Ebbene, i giudici di legittimità, hanno affermato che, in assenza di uno specifico accordo tra assicuratore e assicurato che specifichi dettagliatamente il concetto di «stato di ebrezza» in una connotazione convenzionale – inteso nel senso che le parti potrebbero accordarsi per ritenerlo sussistente anche in presenza di un valore di assunzione alcolica inferiore al limite previsto dalla legge – per potersi parlare di guida in stato di ebrezza, e configurarsi, quindi, la sussistenza del diritto alla rivalsa per l’assicuratore che ha risarcito il danno, il tasso alcolemico rilevato deve essere superiore al limite previsto dall’art. 186 del C.d.S.

In tal modo, quindi, si riconosce la sussistenza di un’indiscutibile conseguenzialità tra l’accertamento del superamento del limite di legge e il riconoscimento dell’insorgere del diritto alla rivalsa.
Di seguito, il principio di diritto della Corte Suprema: «se il contratto di assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore attribuisce all’impresa di assicurazione il diritto di rivalsa verso l’assicurato per l’ipotesi di guida in stato di ebbrezza, senza specificazioni convenzionali di quest’ultimo stato, esso va identificato con la stato di ebbrezza previsto dal Codice della strada»

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Evento || “Dialogo con i giovani studiosi”

Il 13 maggio 2021, il nostro partner, avv. Francesco La Fata, interverrà all’ottavo seminario a distanza ADP, dove discuterà di “Trascrizione del verbale di conciliazione che accerta l’usucapione”.

La trascrizione di tale atto risulta oggi espressamente prevista al n. 12 bis dell’art. 2643 c.c., cioè nell’ambito degli atti che comportano un effetto modificativo-traslativo di diritti reali su beni immobili. Pertanto, nonostante l’usucapione sia tradizionalmente intesa come modalità di acquisto a titolo originario della proprietà, nel caso di accordo risultante dalla mediazione la sua trascrizione è stata prevista a fini di opponibilità dell’atto stesso.

La previsione in commento ha suscitato notevoli perplessità e stimolato il dibattito in giurisprudenza e tra gli studiosi della trascrizione.

Per saperne di più vi consigliamo di partecipare all’evento!